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Funicolare San Pietro, mancando le idee si inaugura l’ascensore

aprile 11, 2016
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A 10 anni dalla vendita a Cariverona, il Comune non è ancora riuscito a definire la destinazione di Castel San Pietro. E la funicolare senza capo ne coda simbolo di un’amministrazione senza visione.

Nel risiko immobiliare con il quale le amministrazioni Tosi hanno gestito il patrimonio storico cittadino (vendita palazzo Forti, Pompei, Capitanio,…), capita che nel maggio del 2015 la giunta scelga di spostare da Palazzo Pompei a Castel San Pietro il Museo di Storia Naturale, salvo poi bloccarsi, accortasi dei costi esorbitanti del trasferimento e dello spazio assolutamente improprio alla ricezione del materiale da mettere in esposizione (a Palazzo Pompei sono 67 mila su 3 milioni i “pezzi” esposti). Scelte fatte senza pianificazione e senza visione, se non quella di vendere il patrimonio ai privati.

Qual è il piano museale per la città? Quali e quanti turisti si vogliono attrarre, con quanti e quali musei, per creare quale indotto economico e quale immagine della città? Nessuno sembra pensare a un piano strategico – magari studiato con i dipartimenti di economia, arte e storia dell’università e con agenzie specializzate in marketing del turismo –per capire cosa fare di Castel San Pietro, dell’Arsenale e degli altri siti potenzialmente sedi museali. Queste sono le domande da cui dovrebbe partire la politica, per sviluppare un economia museale che valorizzi le nostre ricchezze storiche.

Ma in mancanza di una visione per il futuro di Verona… inauguriamo l’ascensore. E chi non è a favore di una bella funicolare che ti porta in collina? Nessuno! Poco male se manca tutto il prima (un piano di accessibilità per i turisti) e il dopo. Inauguriamo una strada (a giugno?) senza sapere come ci si arriva e cosa ci sarà da visitare a destinazione. Senza pensare che se un pullman arriva a San Giorgio, in 3 minuti tira dritto e va a San Pietro da Valdonega, per dire, senza bisogno di peripezie a ponte pietra.

Ma siamo all’ultimo anno di amministrazione, senza opere all’attivo, dunque i flash sulla funicolare sono comodi. E si passa dai troppo complessi 14 mila metri del traforo ai 140 dell’ascensore obliquo (costo triplicato in 5 anni da 2 a 6 milioni).

Un giorno forse avremo la fortuna di avere anche a Verona una classe politica che colga nel turismo la risorsa principale della città, capace di creare lavori qualificati per i veronesi e di capire che va costituita un agenzia capace di organizzare il flusso turistico in maniera strategica, in modo che i turisti rimangano nella nostra città più giorni. L’invasione dei mercatini di Santa Lucia non è il turismo adatto per la nostra città.

Continuando a giocare al taglio del nastro di operette futuribili (vedi la copertura dell’Arena, il cimitero verticale, la ruota panoramica…), senza un piano per il rilancio dell’immagine e dell’offerta di Verona nel mondo, la ricchezza storica della città, piano piano, si consuma.

E’ il momento che Verona diventi grande. Che riesca a mettere all’angolo la piccola politica, incapace di visione. Rendere grande questa città significa rafforzare l’immagine di città della bellezza, della poesia, del turismo, delle produzioni d’eccellenza. Per attrarre più turisti qualificati, per vendere meglio i nostri prodotti all’estero. Per creare lavoro e benessere.

Posted in: Arte e Cultura, Idee per Verona
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