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Donne in politica, madri al lavoro, un potenziale da far correre

aprile 29, 2017
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Sono convinto che le donne nei ruoli di responsabilità contribuiscono a migliorare la nostra società. Non possiamo perdere questa occasione di rinnovamento. E se la doppia preferenza alle elezioni comunali finalmente può spingere verso la partecipazione politica al femminile, dal lato delle pari opportunità la strada da fare è ancora tanta e l’amministrazione comunale deve dimostrare di voler cogliere questa sfida.

Le donne sono la figura più importante per i figli e sulle loro spalle grava spesso anche la cura dei genitori. Vogliamo invertire il processo di invecchiamento della nostra società. Serve un piano per la natalità, per attrarre giovani famiglie, per permettere alle donne che hanno figli di non dover rinunciare al lavoro, incentivando programmi che consentano alle madri di non rinunciare né alla cura dei figli né alla propria realizzazione professionale.

Dopo l’arrivo di un figlio la riduzione dello stipendio medio è del 15%. Per il passaggio a tempo determinato o per la perdita di clienti se libere professioniste. Un mese al nido arriva a costare anche 700 euro al mese. E per le donne che ne guadagnano mille il gioco non vale la candela, soprattutto se si tiene conto che il marito perde il contributo che avrebbe se la moglie fosse un familiare a carico.

Misure del governo:

  1. Nel primo anno dopo la nascita del bambino, la misura che più di tutte è pensata per le donne che lavorano è il voucher baby sitter. Istituito nel 2013, è stato prorogato con una dotazione di 20 milioni l’anno da ogni legge di Bilancio. Nell’ultima è stato fatto un passo avanti importante: la misura è stata prorogata per due anni (2017 e 2018) sia per le lavoratrici dipendenti e iscritte alla Gestione separata sia per le lavoratrici autonome e imprenditrici (si è passati da 20 a 50 milioni l’anno).
  2. Riguarda tutte le donne e non solo quelle che lavorano il bonus nido introdotto sempre con la legge di Bilancio 2016. Vale fino a mille euro l’anno e può essere assegnato per ogni figlio nato o adottato a partire dal primo gennaio 2016. L’Inps ha pubblicato sul sito le modalità per la richiesta del contributo.
  3. Per finire c’è il bonus mamma o «premio alla natalità» da 800 euro una tantum. Anche questo riguarda tutte le donne e non solo quelle che lavorano. E potrà essere richiesto da tutte le famiglie, senza limiti di reddito, dal prossimo 4 maggio.

E i Comuni?

Se da una parte lo Stato mette a disposizione risorse i Comuni devono integrare con bonus badante, tata e baby-sitter, destinato a famiglie che hanno bisogno di un aiuto per accudire un bimbo o per prendersi cura di un anziano non autosufficiente, ma soprattutto mettere a disposizione servizi.

Ecco un elenco di disposizioni relativamente semplici da attuare a livello comunale subito, strutturate per quartiere, per promuovere una maggiore propensione alla natalità:

  1. migliorare la distribuzione negli asili nido, in alcuni quartieri sono sottoutilizzati in altri liste degli esclusi sono preoccupanti.
  2. ampliare le fasce orarie di apertura degli asili per i genitori lavoratori, dalle 7 alle 8 e dalle 16 alle 18.
  3. incentivare servizi complementari di nido pubblico.
    1. nidi in famiglia “taggesmutter”.
    2. nidi integrati negli spazi co-working per un mondo del lavoro sempre più formato da libero-professioniste.
  4. attivare servizi doponido
    1. nei luoghi comunali disponibili (parchi o aule di scuole pubbliche libere al pomeriggio).
    2. coordinamento di un servizio di babysitter condominiale.
Posted in: Idee per Verona, News, Video
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